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Banane scatenate
progetto Ctm altromercato
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La bottega Tam Tam sostiene l'iniziativa promossa da Ctm altromercato. Le banane saranno in disponibili al Tam Tam dal 21/03.
IN ITALIA LE BANANE SCATENATE
DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
prodotte secondo criteri
sociali, economici ed ambientali giusti.
La banana è forse oggi il principale simbolo del
rapporto, mediato, tra produttori e consumatori. Le banane sono il
principale frutto (dell'amor?) da esportazione al mondo, hanno alle
spalle 100 anni di sfruttamento dei lavoratori da parte delle
multinazionali che sono da tempo nel libro nero dei sindacati, i
pesticidi e veleni vari usati nella piantagioni sono causa di
sterilità. Per non parlare dei prezzi che offre il mercato, dei
contingentamenti per l'importazione, delle relazioni privilegiate tra
singoli paesi e l'UE o gli Stati Uniti d'America, il monopolio di poche
multinazionali?
Il commercio equo e solidale può essere una risposta, perché garantisce l'accesso al mercato a banane prodotte secondo criteri sociali, ambientali ed economici giusti.
Le prime banane eque sono arrivate nei Paesi Bassi nel 1996. Da allora le vendite si sono quadruplicate, nel 1999 in Europa ne sono state vendute 17 mila tonnellate. Il maggior acquirente, con il 14% del consumo totale, è la Svizzera, seguita dai Paesi Bassi con il 4%. Ma le banane del fair trade si trovano anche in Danimarca, Germania, Svezia, Belgio, Lussemburgo, Austria, Regno Unito.
Le banane arrivano in Europa tramite importatori indipendenti e attraverso Agrofair, compagnia di fair trade posseduta per un terzo dai produttori del Sud, per un terzo dall'Ong olandese Solidaridad e per un terzo da privati del settore.
L'equità delle banane viene certificata dai diversi organismi di garanzia europei (Max Havelaar, Transfair, The Fair Trade Foundation) aderenti alla Fair Trade Labelling Organization (Flo), che certifica i produttori secondo criteri sociali e ambientali.
Vengono verificate le condizioni di lavoro: il produttore deve garantire ai braccianti uno stipendio equivalente o superiore ai minimi stabiliti dalle leggi locali; va consentita la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva. Il posto di lavoro deve rispettare le norme di sicurezza.
Sono banditi il lavoro forzato e lo sfruttamento dei bambini: chi ha meno di 15 anni non può lavorare. Devono essere garantiti diritti sindacali basilari come la maternità, l'assistenza sanitaria, il diritto alla casa e all'istruzione.
Anche l'ambiente va salvaguardato. La piantagione non si deve espandere a danno di foreste vergini, aree protette, lagune, sorgenti d'acqua. Le pratiche agricole -stabilisce Flo- devono conservare e migliorare la struttura del suolo perché sia fertile a lungo e resistente all'erosione dell'acqua. Le risorse idriche vanno preservate dall'inquinamento da pesticidi: i più pericolosi (classificati dall'Organizzazione mondiale della sanità e dal Pesticide Action Network) sono banditi, così come gli erbicidi.
La gestione di una piantagione secondo questi criteri è molto più costosa della norma. Per questo il commercio equo paga le banane eque un prezzo superiore a quello di mercato.
In almeno 15 Paesi dell'America Latina e dei Caraibi
l'esportazione di banane è la fonte primaria di reddito e diversi
milioni di persone sono dipendenti dal commercio di questo prodotto per
la loro sussistenza. L'Europa importa il 35% delle banane
commercializzate a livello mondiale ed ogni cittadino europeo si
è ormai attestato su un consumo annuo pro capite di oltre 10 kg.
Da alcuni anni, a livello europeo e mondiale, sono state avviate
campagne di educazione e sensibilizzazione rispetto alle condizioni di
vita dei braccianti e dei piccoli coltivatori del settore bananiero. In
particolare nel maggio del 1998 in Belgio si è tenuta la prima
"International Banana Conference" che ha riunito organizzazioni di base,
associazioni ambientaliste e di difesa dei diritti umani, sindacati di
Paesi del Centramerica, economisti e ricercatori, con lo scopo di
avviare un percorso di informazione e denuncia rispetto alle conseguenze
negative del mercato della banana.
Campagne di informazione e sensibilizzazione, sono state già
realizzate in Germania, Olanda, Belgio, Svizzera, Inghilterra ed Italia
hanno permesso incredibili risultati in termini di pressione sulle
principali aziende produttrici a livello mondiale.
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