La bottega Tam Tam sostiene l'iniziativa promossa dall'associazione Libera nella sensibilizzazione sociale contro la mafia attraverso la vendita di olio di alta qualità.
Era terra morta, perché incolta, perché devastata e ora è la terra dove nasce un olio di alta qualità.
Dalle terre siciliane confiscate alla mafia nasce l’olio d’oliva "Libera". Dieci ragazzi ex tossicodipendenti ospiti della comunità di recupero "Casa dei Giovani", gestita da Padre Salvatore Lo Bue, sono impegnati all’interno dell’azienda Latomie, sequestrata al Boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, nell’imbottigliamento di olio extravergine. La Comunità di Castelvetrano nel suddetto immobile intende realizzare un progetto di reinserimento socio-lavorativo riguardante ex tossicodipendenti che abbiano completato un programma terapeutico presso i Ser.T. o le comunità. Il progetto riveste grande importanza sia dal punto di vista socio-assistenziale che politico e pedagogico. Infatti che i beni confiscati alla mafia vengano utilizzati per aiutare i tossicodipendenti, principali vittime della speculazione mafiosa, costituisce un forte messaggio educativo. Quest’olio, che porta il marchio di Libera, è un segno di speranza perchè è indice di lavoro e legalità. L'impianto di una vera e propria Azienda agricola, condotta scientificamente anche con l'aiuto della facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Palermo, ha portato a realizzare un olio extravergine di oliva chiamato LIBERA. I giovani che lavorano nel Progetto Ritrovarsi usufruiscono di borse lavoro. Gli psicologi della Casa dei Giovani seguono costantemente il percorso lavorativo/riabilitativo dei giovani mediante incontri settimanali. Era terra morta quella di Provenzano e Messina Denaro. Morta perché lasciata incolta per anni: sono così tanti gli spazi vuoti che è stato possibile piantare oltre 1.500 alberi di ulivo, senza colmarli del tutto; morta perché devastata: quando ne è stata sancita la confisca, ben 250 alberi sono stati tagliati alla base con la sega a motore. Ci vorranno anni perché quella terra riacquisti integralmente la sua capacità produttiva. Intanto però, la Casa dei Giovani la lavora. Con una pala meccanica presa in affitto, si è cercato di spianare e di terrazzare gli avvallamenti nel terreno di Messina Denaro. Nel fondo è stato già realizzato un intervento di ristrutturazione della casa rurale, che accoglie oggi gli stessi ragazzi impegnati nel progetto. E' stato, inoltre, costruita una serra di 800 mq oltre alla messa a dimora dei nuovi alberi. Da qualche tempo è finalmente arrivato il minifrantoio. A fornirlo in comodato d'uso gratuito, è stato l'Ente Sviluppo Agricolo Siciliano. Il minifrantoio, non ingombrante e costoso come i frantoi classici, permette la spremitura a freddo delle olive e migliora la qualità del prodotto finale. "Il frantoio - ha detto Don Lo Bue - ci consente di cominciare a vedere in questa che è ancora una suggestione d'azienda, finalmente i caratteri dell'azienda vera e propria". L'olio è ricavato dalla famosa Nocellara del Belice, ed è di ottima qualità. Dalla Pasqua del 2001, l'olio di Libera è stato consacrato in molte diocesi d'Italia: Acireale, Catania, Mazara del Vallo, Palermo, Trapani, Potenza, Ischia, Massa Marittima, Pisa, Torino e Vigevano - in occasione dell'apertura del triduo pasquale, con un senso, anche ecclesiale, che don Ciotti - presidente di Libera - ha così espresso: "Trasformare in strumento di salvezza ciò che in passato è stato strumento di violenza".
Valore socio politico del progetto
Questo progetto riveste grande importanza sia dal punto di vista socio-assistenziale che dal punto di vista politico: che i beni della mafia infatti vengano utilizzati per aiutare i tossicodipendenti che sono tra le principali vittime della speculazione mafiosa, costituisce un forte messaggio educativo sia per i giovani che dovessero essere tentati di cedere alle lusinghe delle organizzazioni malavitose e sia per tutti quei cittadini che hanno sinora offerto una copertura omertosa agli esponenti delle cosche mafiose perché li hanno considerati come unici detentori di un reale potere sociale imposto, per altro, con la forza, ed elargitori di ricchezza. Inoltre, ai fini del reinserimento lavorativo abbiamo potuto constatare che, da circa un decennio, la maggior parte dei tossicodipendenti siciliani non provengono più dalla media ed alta borghesia, non sono più intellettuali frustrati o in cerca di nuove sensazioni, ma sono giovani che provengono dalla periferia urbana, da centri storici degradati, dalle fasce sociali più emarginate e con scolarizzazione carente o addirittura inesistente. Per questi ragazzi uscire dalla droga è molto più difficile rispetto ad altri tossicodipendenti: per loro accettare la Comunità significa accettare la cultura della vita mentre hanno conosciuto solo la cultura della morte imposta dalla mafia; significa accettare la cultura della legalità mentre per anni hanno vissuto nella convinzione che la legge va violata per affermare la loro personalità ed ottenere rispetto; significa uscire dal branco dei compagni che li qualificano come traditori, accettando spesso la solitudine poiché molti, tra i "benpensanti" non sono disposti a concedere loro fiducia, anche dopo l'esperienza della Comunità, in quanto li vedono ancora segnati dal loro passato, la cui memoria è difficile da cancellare. E' per tutto questo che dopo la disintossicazione fisica ed il riequilibrio psichico dei tossicomani, il loro reinserimento rappresenta, soprattutto in Sicilia, un grave scoglio, a volte, insuperabile ma che comunque è sempre, sicuramente, uno dei problemi da affrontare per far si che il lavoro precedente dia dei risultati tali da perdurare nel tempo. |